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    SEI.....

    Sei…

     

     

    Non ho che te nel cuore

    Non ho che te nell’anima

    Sei….

    Una ruota che gira senza senso…

    Un silenzio che urla nell’aria…

    Una goccia che cade nel vento

    E rimbomba come una pietra

    Gettata da una rupe…

    Sei

    le cose che mi sembravano

    Quasi vere… e che ora sono cosi

    Inutili…

    Urlo una melodia senza sperare

    Grido un dialetto che non conosco…

    Vivo una vita che non ho mai chiesto

    Di vivere…

    E tu sei ancora li…

    Immobile e in silenzio

    Ascoltando la mia voce

    Frammentarsi come uno specchio

    Che cade nel silenzio…

     

     

     

    P.S :  E SEI PURE UNO STRONZO DI DIMENSIONI BIBLICHE.

    OMAGGIO ALLA MIA CARISSIMA AMICA / COLLEGA DOTT.SSA Gabriella Francia....

    Gabryyyy ma vir nu poc...hai fatto una tesi talmente bella che addirittura è stata pubblicata su Internet...si na grosssaaaaaaa....
    E x tutti i cantanti ecco una spiegazione teorica e anche scientifica di come avviene la produzione della voce:
     
     

    1 - FISIOLOGIA DEL CANTO

    Il canto è l’unico esercizio della musica che viene fatto attraverso l’uso di un organo interno del corpo; il pianoforte è uno strumento suonato attraverso l’uso di organi esterni come mani e piedi, gli strumenti a fiato come il sax, la tromba, il fagotto richiedono l’utilizzo di organi esterni ed interni, in riferimento agli organi respiratori: il canto, invece, impegna soltanto organi interni (per quanto riguarda la sua parte “tecnica”). Ed è per questo motivo che per un cantante è necessario avere un pieno controllo del suo “strumento”,  e una conoscenza approfondita dell’apparato fonatorio, “mezzo” attraverso il quale la voce è in grado di modularsi e diventare canto.

    Il primo organo del quale ci si deve occupare nello studio della fisiologia del canto è la laringe, un organo evidente anche dall’esterno (maggiormente negli uomini che nelle donne), familiarmente chiamato pomo d’Adamo. E’ necessario puntualizzare però che la laringe, così come tutti gli organi di fonazione, sono nati per scopi diversi dal canto. Gli organi della produzione del fiato si sono evoluti per dare aria ai polmoni; la laringe è comparsa come organo divisore fra mantice ed esterno; il condotto vocale è il primo tratto del canale alimentare; gli organi dell’articolazione della parola hanno come prima funzione quella di masticare; le cavità di risonanza nasale costituiscono le prime vie respiratorie, mentre il velo palatino ha il compito di impedire il riflusso del cibo. Considerati nell’insieme questi organi sono invece i principali protagonisti della produzione della voce cantata, ed è difficile pensare che in realtà il loro uso in origine non era propriamente la fonazione, soprattutto ascoltando brani lirici di straordinaria musicalità come “Casta Diva” di Bellini 1

    Incominciando ad analizzare l’apparato fonatorio dalla base del collo, emerge, subito sopra la sterno, la trachea, sorta di “tubo” flessibile, costituito da anelli elastici  ma con solidità sufficiente a garantire costantemente l’apertura perché composti di cartilagine.
    Sopra la trachea è possibile incontrare un anello più grande e rigido degli altri, denominato cartilagine cricoide, superata la quale si nota, in fig. 5, un solco più profondo di quelli fra gli anelli della trachea, e, ancora al di sopra, un corpo solido chiamato cartilagine tiroide, più comunemente pomo d’Adamo, articolata sulla cartilagine cricoide attraverso due prolungamenti chiamati corni superiore e inferiore. Soprattutto i corni inferiori sono da tenere in considerazione se si pensa che si collegano all’osso ioide che fa da confine fra collo e pavimento della bocca; molto spesso nell’esame dei fenomeni fonatori non viene preso in considerazione, ma quest’osso riveste una grande importanza per la tecniche vocali, che si differenziano in base all’utilizzo che si fa: esso è il sostegno rigido che collega la laringe e il cranio, ed al quale è appeso tutto l’apparato respiratorio.

    Passiamo ora a parlare delle corde vocali. Se ci mettiamo sotto sforzo per alzare un peso, notiamo come istintivamente chiudiamo la gola, percependo una sensazione di contatto all’altezza della laringe: sono le corde vocali che si sono avvicinate per chiudere il mantice dell’apparato respiratorio. Queste sono attaccate sulle cartilagini della laringe attraverso due estremi, uno anteriore e l’altro posteriore, e tramite due cartilagini aritenoidi, che hanno il compito di dare attacco alle corde vocali, nonché ai muscoli necessari al loro movimento, i quali impongono alle cartilagini un complesso movimento di rotazione e traslazione che determina la apertura e chiusura delle corde vocali stesse. 2

    Dott.ssa Gabriella Francia

    2 - MECCANICA DELLA GENERAZIONE DELLA VOCE

    Definire nelle sue caratteristiche di base una tecnica vocale è importante per tre aspetti: quello fonetico e musicologico principalmente, perché costituisce un elemento fondamentale per definire l’evoluzione del canto nei secoli di storia della musica; inoltre vi è un terzo interesse, che è forse il più significativo, e consiste nel fatto che capire il comportamento fonatorio nelle diverse tecniche canore è presupposto di una preparazione professionale di un artista, che consente una coscienza nell’uso del proprio strumento musicale senza il timore di errori che possono essere fatali per la voce, provocandone la perdita. Ma procediamo con ordine.

    La lingua è un muscolo necessario alla generazione del suono laringeo in quanto la sua contrazione è importante per la contrazione della cartilagine tiroide, contribuendo anche alla tensione delle corde vocali, per trazione in avanti.

    • FASE INSPIRATORIA:  le cartilagini aritenoidi ruotano in modo da allontanare gli estremi posteriori delle corde vocali determinando l’apertura della glottide (lo spazio esistente fra le corde vocali). Intanto i muscoli respiratori determinano l’afflusso dell’aria nei polmoni, i quali seguono la discesa nel diaframma, dilatandosi e trascinando bronchi trachea e laringe.
    • FASE FONATORIA: per ciò che riguarda la meccanica respiratoria, corrisponde a quella espiratoria di una normale respirazione, differendo solo per il fatto che le cartilagini aritenoidi ruotano all’indietro, scivolando lateralmente per far entrare in contatto il margine vibrante delle corde vocali, che a loro volta iniziano a vibrare per effetto della pressione dell’aria. A seconda dei meccanismi fonatori impiegati, è possibile raggiungere diverse modalità di vibrazione delle corde vocali: il primo meccanismo corrisponde a quello messo in atto dalla laringe quando il corpo è soggetto ad uno sforzo, come quello di sollevare un peso. Avendo struttura muscolare le corde vocali si contraggono e si rigonfiano, svolgendo la funzione di chiusura dei polmoni che permette di dare solidità di attacco ai muscoli toracici impegnati nel sollevamento del peso. Se la forza di contrazione rimane inferiore a quella appena descritta, le corde  vocali entrano in vibrazione, producendo all’incirca la prima quinta (= 5 note) dell’estensione vocale musicalmente utile. Col secondo meccanismo le corde vocali vengono stirate all’indietro dalle cartilagini aritenoidi in modo simile a quello che viene impiegato per mettere in tensione le corde di uno strumento musicale, aggiungendo alla voce un’altra quinta dell’estensione vocale musicalmente utile. Col terzo meccanismo entrano in azione le cartilagini tiroidee, che stirano passivamente in avanti le corde vocali, sommando questa trazione a quella precedentemente attivata alle cartilagini aritenoidi, aggiungendo così una ulteriore quinta all’estensione vocale raggiunta in precedenza. E’ fondamentale la funzione svolta dal vincolo dello sterno che, trattenendo la parte libera della cartilagine tiroide nel corso della espirazione, la inclina quanto più essa risale, scaricando sui muscoli del tronco buona parte del lavoro necessario; in gergo canoro questa manovra corrisponde al “passaggio” al registro superiore, e questo terzo meccanismo è tipico del canto. Questo cambiamento fisiologico può facilmente essere attuato da un cantante mettendo in pratica un esempio molto semplice: basta prendere delicatamente fra due dita il pomo d’Adamo (per i maschi dovrebbe essere più semplice perché più in evidenza) e sbadigliare. Lo sbadiglio infatti sposta notevolmente la cartilagine, stirando le corde vocali, e permettendo così la produzione di note più acute (lunghezza ed estensione di una corda sono direttamente proporzionali): ciò significa applicare naturalmente il passaggio. Ovviamente la voce durante lo sbadiglio non avrà la stessa omogeneità se non ha la stessa direzione del momento precedente al passaggio: quindi mentre si sale e si supera il passaggio, il cantante deve cercare di ribaltare completamente la voce su se stessa e imprimerle una direzione che va verso l’alto e il retro del viso che funge da cassa di risonanza.
    • Particolarmente importante per il canto è il fatto che i comportamenti fonatori si possono sostanzialmente riunire in tre tipi:

      • 1° tipo: i tre meccanismi agiscono in successione e la voce assume timbri diversi per le tre regioni di altezza, chiamate “registri”, mentre sono evidenti i cambiamenti di timbro nel “passaggio”: si parla in questo caso di voce non educata
      • 2° tipo: è ridotta la contrazione attiva del primo meccanismo, mentre il secondo e il terzo meccanismo di distensione passiva delle corde vocali entrano in azione contemporaneamente fin dalle note basse; non ci sono sensibili cambiamenti di registro nelle diverse altezze e si parla di assenza di registri e passaggio: la voce è impostata per natura
      • 3° tipo: la contrazione attiva è presente in tutti i registri, e in tutta l’estensione è evidente il carattere timbrico del grido: la voce viene emessa di forza (usato soprattutto nelle tecniche popolari, romantiche e veriste).

      E’ da notare inoltre che la fonazione è una attività che coinvolge direttamente e indirettamente tutto il corpo. Per il canto in particolar modo è necessario mantenere una posizione eretta, che influisce sulla meccanica respiratoria aiutando la dilatazione dei polmoni; è importante controllare lo stato di rilassamento e contrazione dei muscoli addominali, che si riflette su quello della  muscolatura laringea condizionandone fortemente il comportamento; e infine è importante saper bene usare la mimica facciale, in quanto la contrazione del viso nel riso, nel pianto, nello stupore, ecc. incide sul suono laringeo, mentre la mimica modifica forma e volume del canale vocale.

    3 - REGISTRI

    I registri sono particolari caratteri timbrici e dinamici assunti dalla voce relativamente al comportamento fonatori delle differenti regioni tonali.

    In generale si possono riconoscere tre tipi di registri:

    ·        1° registro: corrisponde al meccanismo del grido (primo meccanismo laringeo), nel quale le corde vocali sono contratte producendo un suono che è espressione dello sforzo. I muscoli della laringe trasmettono la vibrazione della laringe stessa al petto che vibra forzatamente, facendo confondere la vibrazione ossea con la risonanza, e generando in questo modo la voce di petto. Questo registro è peculiarità esclusivamente della musica lirica, non facilmente sfruttabile dalla musica moderna in quanto molto limitata nell’estensione rispetto ad un falsetto più facilmente controllabile nelle salite all’acuto.

    ·        2° registro: corrispondente al secondo meccanismo laringeo, è provocato da una ridotta distensione delle corde vocali; nelle voci comuni non educate il timbro può essere ricondotto a quello del parlato. Verso il limite di una decima (=10 note) dalla prima nota musicalmente utile, tende a ricomparire il meccanismo che provoca il grido per poter raggiungere l’acuto: se il cambio è graduale allora il passaggio fra primo e secondo registro è inosservato, producendo una voce di gola.

    ·        3° registro: è il registro proprio delle voci naturalmente dotate, oppure educate con l’esercizio e la tecnica e corrisponde al terzo meccanismo laringeo; dà luogo alla voce detta di testa o di falsetto.

    In sostanza nella valutazione di un cantante sono da tenere in considerazione innanzitutto il timbro della voce e la sua “presenza” naturale, il grado tecnico di utilizzo della voce e l’interpretazione, il grado di coinvolgimento che una voce è in grado di trasmettere, fattore ovviamente molto soggettivo.

    4 -TECNICA VOCALE NATURALE

    Le tecniche vocali si definiscono come le modalità di utilizzo della voce finalizzate ad ottenere determinati risultati musicali. In questa sede è necessario analizzare la tecnica vocale naturale, corrispondente al comportamento fonatorio che, nel gergo canoro, appartiene alle voci impostate per natura, dotate naturalmente di grande estensione e timbro uniforme in tutta l’estensione stessa. In questo comportamento fonatorio i muscoli addominali spingono verso il pube e, quindi, verso l’alto la massa viscerale, la quale fa risalire i polmoni comprimendoli contro le pareti della cassa toracica. Con essi risale la laringe a fare da sostegno ai muscoli addominali, in particolare i muscoli sternotiroidei con quelli cricotiroidei inclinano la laringe stirando in avanti le corde vocali. L’apertura della bocca si realizza con un movimento della mandibola che si sposta leggermente in avanti, determinando una trazione sui corni superiori della cartilagine tiroide per aiutare ad inclinarla. La lingua rimane morbida e la sua punta si appoggia agli incisivi nella pronuncia delle vocali, mentre la differenziazione dei volumi delle cavità di risonanza è data dai movimenti verticali della lingua stessa, definendo di volta in volta il volume della cavità orale nelle misure necessarie per ottenere vocali definite; il risultato di questa serie di azioni simultanee è un compromesso fra omogeneità del timbro e comprensibilità della parola.

    Fattore importante per una impostazione in grado di ottenere una buona resa canora è di nuovo il timbro vocale e il suo arricchimento, attraverso il pieno utilizzo del suono principale e quindi delle cavità di risonanza naturali che ogni essere umano possiede: solo in questo modo viene risaltata una voce ricca e piena di risonanze gradevoli all’ascolto. Quindi è fondamentale per una buona tecnica vocale l’omogeneità timbrica della voce su tutta l’estensione, vale a dire mantenere il proprio timbro vocale per tutta l’estensione della voce, incanalandola sempre nella stessa direzione. Risaltare il proprio timbro vocale significa utilizzare le casse armoniche naturali del corpo umano, vale a dire le cavità nasali, della gola e della bocca, cercando quindi di cantare il meno artificiosamente possibile.

    Un altro elemento da non sottovalutare nell’apprendimento di una buona tecnica canora è il corretto utilizzo del diaframma in aiuto ad una buona respirazione, appunto detta diaframmatica. Il diaframma è un muscolo respiratorio involontario che separa la cavità toracica da quella addominale; attraverso la respirazione diaframmatici questo muscolo entra in tensione allargandosi verso l’esterno e offrendo così un vero e proprio sostegno fisico alla voce: per questo motivo si dice che il diaframma offre l’appoggio. Quando si respira diaframmaticamente i polmoni si riempiono quasi del tutto, contrariamente alla respirazione alta che non offre un buon appoggio per le note cantate e non lascia entrare la giusta quantità di ossigeno.

    Dott.ssa Gabriella Francia